La capacità di contenere e integrare

La Matrioska, composta da pezzi di diverse dimensioni inseribili in pezzi di formato più grande, evoca sia la capacità di contenere sia quella di integrare.

Contenimento

Il contenimento è la capacità della mente genitoriale di sostenere la mente nascente del neonato, accogliendone stati mentali per darne una forma e un nome. È una funzione acquisita nel tempo attraverso l’interazione con un’altra mente capace di tradurre vissuti che diventano, così, dicibili e condivisibili.
Se un vissuto viene tradotto in parole o immagini diventa anche meno spaventoso, può attivare meno angosce, viene bonificato. Questo favorisce, nel neonato, la sensazione di essere compreso da un punto di vista emotivo e di essere “tenuto insieme”. Nello stesso tempo, la mente nascente viene così protetta da stimoli esterni troppo rumorosi e sollecitanti.
Talvolta la creazione di un contenitore è l’obiettivo primario di una psicoterapia.

Integrazione

Recentemente ho utilizzato l’immagine della Matrioska per aiutare un ragazzo a pensare che diverse parti di sé opposte possano coesistere. Può capitare che i ragazzi facciano fatica a definirsi, ad immaginarsi in un continuum, come se descriversi in un modo escludesse delle caratteristiche opposte, che possono emergere in realtà in altri contesti. “Come posso essere altruista ed egoista nello stesso tempo? Rabbioso e gentile?” Nella ricerca dell’assoluto, si muovono in una modalità del “tutto o niente”, non ci sono sfumature. Diventa così difficile integrare modalità e parti di sé differenti.
Il ragazzo che ho in mente portava spesso in seduta racconti di esplosioni di rabbia che lo facevano poi sentire in colpa; temeva di essere considerato indegno di amore: temeva che la rabbia distruggesse tutto e che fosse l’unica caratteristica che lo definiva, facendo tabula rasa di altri aspetti di sé. Quando emerge la parte rabbiosa, la parte più disponibile non scompare ma permane, proprio come nella Matrioska.
L’immagine della Matrioska ci ha anche permesso di capire come le varie parti si proteggano: la parte interna più piccola è stata protetta da quelle esterne. Se riprendiamo la parte rabbiosa di cui ho parlato prima, è stato anche possibile capire che tale parte, se pur disfunzionale, aveva un obiettivo molto importante, cioè di non lasciare sola la parte ferita interna. In tal senso, le modalità disfunzionali acquistano un valore diverso e possono essere viste non tanto come parti da combattere e neutralizzare, ma eventualmente da trasformare e, a loro volta, da valorizzare nella loro funzione protettiva.

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