Diario di un risveglio impossibile
Sento un suono ovattato, non capisco se è parte di un sogno o se reale. è la sveglia… è reale… vorrei ancora 5 minuti… allungo la mano per spegnerla, senza nemmeno aprire gli occhi… mi ritiro ancora nel sonno, ancora qualche minuto… la sveglia risuona… mia mamma mi chiama… il cuore inizia ad accelerare il suo battito… mi manca l’aria… lo stomaco si chiude… come faccio ad alzarmi?! …sono spaventata… sono confusa… perché mi sento così in ansia? …più penso questo, più il cuore accelera, più Il respiro si fa affannoso, più il mio corpo diventa pesante e si incolla al materasso, come se un macigno enorme che pesa tonnellate fosse sul mio petto… non riesco a liberarmi… vorrei solo richiudere gli occhi, rintanarmi nel sonno che azzera pensieri ed emozioni… lì sì che mi sento al sicuro… ma è solo un’illusione… già so poi cosa succederà al risveglio… pensieri intrusivi affolleranno la mia mente, nominando ciò che avrei dovuto fare ma che non sono riuscita a fare, cioè (per qualcuno) alzarmi ed andare a scuola… (per qualcun altro) alzarmi, studiare per l’esame universitario, andare al lavoro, tornare e ristudiare… (per qualcun altro ancora) alzarmi, andare al lavoro, tornare e pulire casa, cucinare… la colpa si insinuerà in tutta la mia giornata e allora sarà dura legittimarmi qualcosa di buono… colpa, angoscia e pensieri giudicanti inonderanno la mia giornata, come sabbie mobili mi faranno sprofondare… ancora una volta credo di aver deluso chi crede in me, credo di non essere all’altezza, di non essere sufficientemente capace, mi chiedo dove voglio andare, che obiettivi mi sto dando?! …ho mal di testa per i tanti pensieri…
Basta! vorrei urlare: lasciatemi in pace! …una nuvola temporalesca occupa il mio corpo e diventa sempre più grande.
All’ennesima chiamata di mia mamma, il temporale scoppia… parole taglienti ed esplosive escono dalla mia bocca senza che ne abbia il controllo… ormai è troppo tardi… per tutto… per evitare la discussione, per alzarmi e vestirmi… la colpa viene ulteriormente alimentata dallo scoppio del temporale…
Mi manca la mente serena e leggera che avevo tempo fa… in modo automatico si presentano due soluzioni: dormire, perché il sonno è come un’anestesia che mette a tacere quel groviglio di pesanti vissuti oppure staccare la spina. Mi dissocio dal sentire, non sono più in contatto e resto appiccicata al tablet o al cellulare e scrollo, come ipnotizzata… ecco, ora il temporale si sta placando, i pensieri sono più silenziosi, non c’è più nulla che mi disturbi… anche se sono qui, bloccata nel letto che diventa salvezza e punizione al tempo stesso… non posso mollare il tablet… tornerebbero i pensieri svalutanti, lo stomaco chiuso, o il cuore accelerato… E domani? …come potrò regalarmi una buona giornata se sono convinta di essere stata così pessima oggi…?
Verso uno sguardo amorevole
Di fronte a una fatica o a una percezione di vulnerabilità, può attivarsi automaticamente una modalità disfunzionale di gestione, modalità che continua a ripetersi, che si autoalimenta e si rinforza. Difficile scardinarla da soli e credere in approcci alternativi: le sabbie mobili intrappolano; la colpa divora e cancella tracce di esperienze buone, tracce di un’immagine di sé come essere amabile e meritevole. La voce interna ipercritica, come un giudice severo che sancisce la sentenza battendo il martello, rimanda una percezione di sé come persona sbagliata.
Il percorso di psicoterapia può aiutare a riprendere fiducia, a costruire una cassetta degli attrezzi per contenere l’angoscia e ridimensionare la colpa, a vedere i vari pezzettini di sé per poterli unire in un’immagine integrata. Lo sguardo amorevole che si crea nel percorso di psicoterapia permette di prendersi cura della parte bambina che si sente smarrita e che crede di non meritarsi nulla. È attraverso quello sguardo amorevole che il temporale si placa, la colpa sussurra, il corpo diventa più leggero e torna la possibilità di alzarsi.

