Sguardi proibiti e sguardi cercati. Lo sguardo tra divieto e imperativo

Cosa si cela dentro uno sguardo? Cosa consente, cosa rappresenta, a cosa permette di accedere? Lo sguardo è percezione, è veicolo di attenzione, sinonimo di interesse catturato, di desiderio risvegliato. Il senso della vista si attiva per cogliere, conoscere, captare, capire, o anche solo per ammirare, bearsi del bello che c’è attorno.

Nei MITI lo sguardo è spesso oggetto di divieto, associato ad una severa proibizione o ad un inviolabile tabù. All’eroe viene chiesto di non affondare lo sguardo, di resistere all’attrazione, al bisogno di posare gli occhi sull’oggetto di interesse. È una prova di forza che, se superata, fa ottenere un vantaggio, accedere ad un bene più grande: la vittoria, la salvezza, l’amore.
Orfeo potrebbe strappare l’amata Euridice dalle tenebre dell’Ade a patto di non voltarsi a guardarla prima di essere totalmente emerso dagli inferi. Tormentato dal dubbio, non resisterà all’impulso e la perderà per sempre.
C’è poi Medusa, mostro dall’indomita chioma, che può essere sconfitta solo evitando il suo fatale sguardo, capace di pietrificare istantaneamente lo sventurato che osi levare gli occhi.
A Lot e alla sua stirpe vengono prospettate salvezza e prosperità purché riescano ad allontanarsi dalla loro città in fiamme senza mai voltarsi indietro. La moglie non riuscirà a rinunciare ad un ultimo sguardo di commiato e verrà eternamente cristallizzata in una statua di sale.
I miti sembrano metterci in guardia sul potere dello sguardo, atto dagli inneschi tragici, a volte magici, indubbiamente incisivi. Gli dei chiedono all’uomo di accettare il limite, di abbandonare il controllo, di sopire i sensi e affidarsi alla promessa divina, seguendo la via indicata. Alzare lo sguardo sembra qui rimandare ad un’orgogliosa disobbedienza dell’uomo, incapace di rinunciare alla propria smania di andare oltre, sapere, verificare, dominare, anche solo con lo sguardo, ciò che lo circonda. Lo sguardo cela in sé una forte fascinazione, sprigiona un potere a volte creativo, a volte distruttivo, dai risvolti ipnotici, ignoti, potenzialmente pericolosi. I miti suggeriscono all’uomo di modulare il proprio slancio, sia esso mosso dall’amore, dalla brama, dalla conoscenza o dal dominio. L’invito è quello di abbassare lo sguardo, accettare la quota di mistero che ciò che è nascosto alla vista porta con sé.
Certo, quelli raccontati, proibiti e puniti dai miti sono sguardi allarmati, curiosi, impavidi o malinconici, ma sempre e comunque intensi, catturati, intrisi di patos. Sguardi appassionati, rivolti all’oggetto amato, odiato, temuto o perduto. Anche lo sguardo di Narciso, che finisce per affogare in se stesso, è pur sempre uno sguardo d’amore, rapito da un’immagine che finirà per risucchiarlo.

C’è una spinta profonda che fa alzare gli occhi: il desiderio di conoscere, capire, incontrare l’oggetto. È la ricerca di un contatto che crea un legame tra chi guarda e chi viene guardato.
Penso a questo nostro tempo, così pervaso, impregnato e imbevuto di sguardi. Sguardi cercati, richiesti, attirati, lanciati, pretesi, elemosinati. Non sempre sono sguardi d’amore, di riconoscimento, di saluto, di addio. Non sempre aprono all’incontro, alla conoscenza, allo scambio con l’altro. Spesso sono sguardi che “scrollano” immagini in rapida successione; selvaggi, rapaci, infiltranti e disattenti, si posano il tempo di un battito per poi fuggire altrove.
Si pubblica, si mostra, si espone, si esibisce, si “flexa”. Parti di sé, del proprio corpo, della propria vita, della propria storia. Ad una folla anonima, impersonale, ad un pubblico affamato, vorace consumatore di istantanee. Cercando consensi, visibilità, apprezzamento, reazioni, scalpore, SGUARDI. Trovando a volte derisione, scredito, freddezza, indifferenza.

I secoli passano, ma lo sguardo si conferma uno strumento dal grande potere e dalle forti ricadute.
Può essere suggestivo richiamare i vecchi miti, col loro monito sempre attuale, o ricercarne di nuovi, più conformi al nostro tempo. Storie che parlino di sguardi più allusivi e meno intrusivi, capaci di svelare senza denudare, di posarsi attenti senza subito volare via.

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