Sforzarsi di vedere
“Ma esattamente, in cosa consiste questo percorso?”
Con il trascorrere degli anni mi è sempre più chiara la centralità di un aspetto del mio lavoro. Essenzialmente, in studio io cerco di conoscere la persona che è lì con me.
Tutto qui? potrebbe chiedersi qualcuno.
No, però impegnarsi nel processo di conoscenza non è facile e infatti non lo facciamo quasi mai. Non viene spontaneo cercare di conoscere una persona ogni volta che la si incontra, evitando di costringerla nell’idea che ci siamo fatti di lei. Tentare di tenere sempre aperta (o almeno socchiusa) una finestra da cui possano entrare aspetti che ancora non abbiamo contemplato. E che magari quella persona non immagina di avere.
Ecco, il mio lavoro è un continuo tentativo di conoscere, di “vedere” l’altro, la sua psiche. Con la consapevolezza che, anche nella migliore delle ipotesi, la conoscenza che avrò di quest’altro sarà soggettiva e parziale. Si può solo alludere a una realtà complessa, non la si può afferrare.
La psiche
La psiche non è una sfera trasparente e luminosa, un’entità totalmente benigna, non è un mondo sereno. Tutta piena di desideri, alcuni dei quali socialmente inaccettabili, è dinamica, conflittuale, ambivalente; vive angosce, egoismi e sensi di colpa. È un mondo in larga parte sommerso, oscuro: addentrarvisi è sempre fonte di stupore e può spaventare.
Per quanto straordinariamente bella e dotata di grandi poteri, la psiche si regge su equilibri fragili. È bene avvicinarvisi con cautela, con attenzione e premura, per non farle male.
Sono lontanissima, per formazione e impostazione, da tutto ciò che è macchinoso, tecnico, impersonale. Sono lontana dagli astrattismi dei costrutti intellettuali: mi sembra che allontanino difensivamente da ciò che dovrebbero descrivere.
La psiche è umana. E quindi percorrerla presuppone la libertà e la volontà di risuonare emotivamente con lei; d’altronde è solo nella relazione che si costruiscono significati.
Il percorso di cui mi si chiede è costellato di parole, intime allusive semplici, e di metafore, di immagini che arrivano dalla mitologia, pregnanti di storie e di significati. Ed è costellato di silenzi. Le parole e i silenzi aprono scenari, allargano lo sguardo in ampiezza e in profondità, affinano le sensibilità, tracciano sottili linee tra ricordi e sensazioni. L’umanità perturbante della psiche va colta nella sua interezza.
Psiche, ricordiamolo, a cui Freud si riferiva con il nome di Soul: anima.
È intraprendere un viaggio
“Ma esattamente, in cosa consiste questo percorso che Lei, dottoressa, mi propone?”
È un viaggio nel bosco che ogni persona ha dentro. Quel bosco è immenso, forse infinito. A tratti rassicura, intenerisce, ci fa sentire di appartenere alla vita. E a tratti ci spaventa, perché è scuro, perché è popolato da creature che non conosciamo. Ogni cicatrice nella corteccia di un albero, ogni coleottero che cammina veloce ai margini di un sentiero, ogni tappeto di aghi che rende morbido il passo, ogni bramito di cervo, ogni rumore sconosciuto, ogni ombra, ogni foglia -da quella tenerissima appena spuntata a quella scura che si accartoccia per terra- è una parte nostra.
Investiti dall’energia potente e caotica del bosco, barcolliamo. Camminando tra i suoi alberi, proviamo a conciliarne la selvaggia natura con il bisogno che abbiamo di un po’ di civiltà: cerchiamo allora di ricavare qualche altro sentiero tra i rovi sterminati e imponiamo limiti importanti là dove avvertiamo troppo grave, per noi, il pericolo.
“Ma esattamente in cosa consiste questo percorso?”
In un viaggio dentro l’anima.

